Cervicobrachialgia

Cervicobracalgia: cos’è e i trattamenti per il collo

 

Cosa si intende per cervicobrachialgia

 Come suggerisce l’etimologia della parola (cervico = collo; brach.= braccio; algia = dolore) si definisce cervicobrachialgia quella condizione dolorosa che si estende dal collo fino alle dita della mano. A seconda delle vertebre e delle radici nervose interessate, ogni brachialgia ha delle caratteristiche singole, ad esempio abbiamo curato personoe che soffrivano di un dolore che dal collo arrivava all’estremità ulnare del gomito e da lì proseguiva fino al mignolo; oppure che dal collo arrivava fino alla parte centrale del gomito e poi si prolungava fino alle prime tre dita. Il motivo di questa multi fattorialità è spiegabile con il fatto che ogni persona è diversa e quindi ha una condizione specifica. Non mi riferisco solo ad una specificità anatomico-funzionale che riguarda le radici nervose o le faccette articolari interessate, ma ad una specificità nel vivere la patologia. La IASP ( l’associazione internazionale per gli studi sul dolore) infatti, dal lontano 1986, definisce il dolore   come “un’esperienza sensoriale ed emozionale spiacevole associata a danno tissutale”.

In questa patologia è colpito solo un lato, sono molto più rari i casi di cervicobrachialgia bilaterale che interessa entrambi gli arti.

Un ciclo di trattamenti fisioterapici può risolvere completamente il problema, nel corso di questo articolo ti spiego prima di tutto cosa può causare la cervicobrachialgia, poi come curarla e infine come riuscire a prevenirla

Quali sono le cause

Le cause che possono produrre la cervicobrachialgia sono molteplici e riguardano soprattutto soggetti con età superiore ai 40 anni, che una vita sedentaria, che lavorano davanti al pc. Ora di seguito trovi un elenco delle principali cause:

– Ernia del disco: è la causa più conosciuta, consiste nella compressione della radice nervosa da parte del nucleo polposo che fuoriesce dall’anulus fibroso del disco intervertebrale. A volte si sente parlare di “ernia dura”, poiché la compressione nervosa è causata da un osteofita (un’anomala sporgenza ossea della vertebra). Le radici nervose più frequentemente colpite sono C4-C5, C5-C6, C6-C7.

– Forti retrazioni muscolari, ad esempio ai muscoli scaleni o al piccolo pettorale, possono provocare la compressione del nervo.

– Aderenze connettivali o ampie cicatrici del collo o dell’arto superiore, influiscono corretto scorrimento del nervo.

– Traumatologiche: come ad esempio delle lesioni ossee alla clavicola o all’omero.

– Cause congenite.

– Patologie reumatologiche.

– Conseguenze post-operatorie.

Qualis sono i sintomi?

Come ti ho già accennato all’inizio, la cervicobrachialgia è una condizione che può presentare delle caratteristiche specifiche per ogni individuo, sia in base al tipo di struttura implicata e sia in base alle condizioni emotive della persona: – dolore comprende il collo, il braccio, l’avambraccio, la mano e molto spesso ance le dita.

In base al tipo di radice nervosa colpita la regione sintomatologica cambia. Se è colpito il nervo radiale il dolore si presenterà sulle prime tre dita della mano, mentre nel caso del nervo ulnare comprenderà le ultime dita.

Per ogni persona c’è uno specifico percorso del dolore, alcuni definiscola l’area interessata come un sottile filo di cotone, altri lo vivono come se ci fosse un grosso cordone doloroso dal collo alla mano. – ridotta escursione articolare del collo e dell’arto superiore.

La cervicobrachialgia origina dal tratto cervicale che presenta sempre delle disfunzioni di movimento. In alcune persone si vede una difficolta ad estendere il collo o a girarlo a destra, per altre può verificarsi il contrario. Analizzare il tipo di movimento limitato è molto importante per pianificare un corretto piano terapeutico.

 

Molto spesso il soggetto che soffre di cervicobrachialgia ha difficoltà di movimento nelle articolazioni dell’arto superiore ma questo è provocato più dal dolore che da un problema articolare. – rigidità muscolare: i tessuti interessati da questa condizione si presentano spesso rigidi e contratti.

Molta di questa rigidità è una reazione del paziente al dolore avvertito. Tra i muscoli che risultano più rigidi ci sono i fasci superiori del trapezio i quali nel caso di disfunzioni articolari della spalla entrano in azione nel movimento di elevazione e abduzione, creando un meccanismo di compenso funzionale patologico.

Sintomi neuropatici:

– formicolio e riduzione della sensibilità;

– bruciore dal collo alla mano;

– debolezza e con il tempo si può avere una perdita della trofia muscolare;

nelle forme gravi il paziente potrebbe riferire disagi psichici per i forti dolori e le difficoltà di movimento.

Come si diagnostica la cervicobracalgia

 

La diagnosi avviene attraverso un’attenta anamnesi clinica, in cui si valutano diversi fattori tra i quali: – la forza muscolare di tutto il complesso di muscoli del collo e del braccio superiore; – la sensibilità: che risulta essere alterata solo in caso di gravi danneggiamenti del nervo; – i riflessi; – l’escursione articolare del tratto cervicale e dell’arto superiore.

Gli esami radiologici richiesti sono la risonanza magnetica e in alcuni casi l’elettromiografia per valutare l’aspetto muscolare.

 

Cosa fa la fisioterapia 

Nella maggior parte dei casi la fisioterapia può rimuovere completamente i sintomi e ristabilire la corretta funzionalità articolare e i fisiologici schemi di movimento.

FASE ACUTA

Durante la fase acuta si riduce la sintomatologia dolorosa utilizzando un’integrazione tra tecniche di terapia manuale e strumenti di terapia fisica ad alta tecnologia:

– tecarterapia eseguita in modalità capacitiva e resistiva integrata con massoterapia drenante;

– mobilizzazione manuale del tratto cervicale con tecniche passive (in cui il paziente sta sdraiato) e con tecniche attive (in cui il paziente muove il collo in direzioni specifiche);

– elettroterapia antalgica FREMS THERAPY

 

 Abbiamo indicato al nostro paziente le posture da evitare (principalmente posture in estensione – quella che si tiene quando si fa il planck a terra) e degli esercizi di allungamente e di contrazione eccentrica che il nostro paziente ha eseguito a casa e in ufficio per tre volte al giorno.

FASE POST ACUTA

Vengono pianificate le successive sedute in modo da correggere eventuali squilibri posturali e potenziando la muscolatura attraverso rinforzo muscolare ed esercizi propriocettivi.

Importante è un mantenimento dell’esercizio fisico nel tempo.

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